Buongiorno e prima di ogni altra cosa il blog dà il benvenuto all’autrice Antonella Arietano che con il suo breve romanzo trasporta il lettore a cavallo tra due mondi lasciandolo sognare ad occhi aperti!

Possibile presenza di spoiler.

Come è nata l’idea di questa storia fatata?

Buongiorno Flavia, e grazie per il tuo interesse! L’idea per “Cuore” è nata qualche anno fa: cercavo l’ispirazione per un racconto, e allo stesso tempo mi è tornato in mente un ricordo risalente ai tempi del liceo. In un sonetto di Dante, intitolato “A ciascun’alma presa e gentil core”, il poeta descrive una visione inquietante e molto evocativa: Amore tiene in braccio Beatrice e le porge il suo cuore, che lei divora timidamente. Quest’immagine mi è rimasta impressa e mi è tornata alla mente mentre cercavo la trama per il mio racconto. Da qui è nata l’idea di una creatura oscura, incarnata poi dalla fata Rawenna, che dà la caccia al cuore di un umano innamorato di una bellissima fata, poiché nulla è più potente di un cuore colmo d’amore.

Hai scritto una storia che parla di creature magiche. Tu credi nella magia e nella loro esistenza oppure per te è solo un modo come un altro per far volare e fantasticare la mente umana?

Una bella domanda, e la risposta non è facile! Io credo nella magia, credo sia una forza sottile che può essere padroneggiata con buon senso. Non la vedo come la tipica luce che scaturisce dalla punta di una bacchetta magica, è più un concetto energetico. Credo che esistano creature fatate che si muovono in una realtà parallela alla nostra (anche questo aspetto è presente in “Cuore”), ma non mi aspetto di incrociare un unicorno nel bosco sopra casa mia. Detto questo, io mi sono costruita una bacchetta magica cui sono molto legata!

Credi nel talento di uno scrittore o nel suo duro lavoro? Hai faticato a scrivere questo romanzo?

Credo in entrambe le cose: non c’è talento che non finisca per esaurirsi se non è accompagnato dal duro lavoro, e credo che chi non possiede il talento per la scrittura possa produrre comunque un buon testo lavorando sodo e studiando tanto. Quando ero ragazza non faticavo particolarmente nello scrivere, le parole e i capitoli venivano quasi da sé. Nel tempo è diventato sempre più difficile, ma è perché sono diventata più consapevole, ho imparato molto e sto più attenta agli errori, curo ciò che scrivo in modo più profondo. È stato più difficile editare “Cuore”, piuttosto che scriverlo: essere messa di fronte ai miei errori e cercare sempre il modo migliore per esprimere un’idea non è facile, implica mettere in discussione se stessi. È questa, a ben vedere, la cosa più difficile.

In “cuore” ci sono molti cambiamenti rispetto alla versione pubblicata in precedenza con Casa editrice? Inviti anche i vecchi lettori a dare un’altra possibilità al testo o i cambiamenti sono minimi e non strutturali?

I cambiamenti ci sono, è vero, non tanto nella sostanza quando nell’esposizione. Ad esempio, ho dato più spazio alla nascita della storia d’amore tra Eilin e Galvan, aggiungendo alcuni incontri molto importanti per rendere credibile la loro storia e indurre i lettori a fare il tifo per loro! È stata una ricerca di autenticità, perché scrivere di magia non significa trascurare la coerenza e la credibilità: sono aspetti che non devono mai mancare, altrimenti il patto narrativo che si instaura col lettore sin dalle prime pagine viene a cadere. Il lettore si impegna a investire del tempo per leggere ciò che ho scritto, e io devo far sì che possa credere alle mie parole anche se questo richiede l’accettazione di una realtà diversa. Alla luce di tutto questo, penso che chi ha letto la prima versione di “Cuore” potrebbe apprezzare maggiormente questa, certo più ricca e curata.

Perché un lettore dovrebbe acquistare il tuo libro “cuore” qual è la sua caratteristica più forte? Dai un motivo al lettore!

“Cuore” è una sorta di fiaba per adulti, o almeno così volevo che fosse mentre lo scrivevo. È ideale per chi ama le leggende celtiche, la magia, le fate. C’è anche una grande storia d’amore, che accontenterà gli/le amanti del romance. Insomma, è un racconto che offre amore, magia e un pizzico di avventura!

Hai altri testi in progetto? Vuoi parlarcene?

Sì, sto terminando l’editing di una novella che pubblicherò in autunno, il cui titolo provvisorio è “Selkie”. Nello scriverla ho unito la leggenda scozzese delle donne foca, le selkie appunto, con un retelling della celebre fiaba di Andersen, “La sirenetta”. È ambientata a Stromness, un paesino a nord della Scozia, nel 1746, nel periodo immediatamente successivo alla tragica battaglia di Culloden. Ci tenevo a includere questo aspetto storico nel testo, perché mi ha molto impressionata. Tra l’altro, il primo capitolo della novella è offerto in “Cuore”, tanto per incuriosire un po’ i lettori nell’attesa di poterla leggere.

Vuoi aggiungere qualcosa o scriverci un piccolo estratto a cui ti senti particolarmente legata?

Vorrei ringraziare chi leggerà questa intervista e chi deciderà di concedere una possibilità a Eilin e Galvan. Vi lascio con un piccolo estratto tratto dall’incipit: Eilin ha tratto in salvo Galvan, che rischiava di morire assiderato. Vi propongo il loro primo scambio di battute, che mi ha molto divertita mentre lo scrivevo!

«Tu come ti chiami?» gli chiese con tono affabile, tentando di tranquillizzarlo.

«Galvan.»

«Galvan… È un bel nome.»

Rimasero in silenzio per un momento, gli sguardi intrecciati, come in attesa.

«Mi porterai nel tuo mondo come prigioniero? Userai il mio corpo per compiere ogni genere di… cose?» domandò Galvan, con voce bassa e timorosa.

Eilin dovette trattenersi per non scoppiare a ride­re: avevano ragione le sue compagne quando dice­vano che gli esseri umani avevano delle idee quanto­meno bizzarre!

«No, per niente! Volevo solo metterti al riparo e impedirti di morire congelato. Tutto qui» concluse con pazienza, come se stesse spiegando i principi de­gli incantesimi di base a una fata bambina.

Galvan deglutì e gettò un’occhiata all’ingresso della caverna.

«Non sarebbe una buona idea, uscire adesso. È notte e si gela là fuori. Non saresti al sicuro.»

«Capisco…» mormorò lui, mettendosi seduto e abbracciandosi le gambe con le braccia. Doveva ave­re freddo, tremava visibilmente.

«Se me lo permetti, posso accendere un piccolo fuoco per scaldarti, che ne dici?»

Galvan annuì piano. La fata raccolse una grossa manciata di foglie secche e ramoscelli che trovò nella caverna, impose le mani sul mucchietto di sterpi e in pochi istanti un fuocherello prese a crepitare, sotto gli occhi sgranati di Galvan, che piano piano si avvi­cinò al piccolo falò.

Eilin lo osservò compiaciuta: stava prendendo co­raggio. Provò ammirazione per quel giovane uomo: non aveva dato in escandescenze, non era scappato, non l’aveva minacciata. Aveva ascoltato racconti non

molto edificanti riguardo le reazioni degli uomini in presenza di creature fatate. Galvan pareva diverso. Sperò che fosse così, perché iniziava a piacerle.

Ringraziamo i lettori per aver approfondito questo testo che merita di essere letto e apprezzato per il suo tocco fatato e ricco di speranza.

A presto e buone letture!