Tre ritratti
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Pubblicato: 1 novembre 2020
Numero pagine: 188

Buongiorno amici lettori,

oggi ho intenzione di parlarvi di un testo di cui non sarà facile parlare, ha tanto da dirci e credo non sia un testo adatto proprio a tutti. I temi trattati sono delicati, ma partiamo come sempre dall’inizio!

TRAMA

Due anziane sorelle leggono sul giornale la storia di Cristina, un’attrice che accusa il proprio produttore cinematografico di averla molestata. Per le due donne non è una notizia come le altre: la loro nipote Emilia è amica di Cristina e ha appena firmato un film con il produttore incriminato. Ci si inoltra così nell’intrico di vite che animano il sottobosco tortuoso e ambiguo del cinema italiano; e in quel mondo la giovane Emilia, come una moderna Arianna nel labirinto, si muove conoscendone via via le articolazioni mutevoli ma mantenendosi in equilibrio, con virtuosa sconsideratezza, tra illusione e disillusione.

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Biografia

Daniela Piu è scrittrice e traduttrice. Nel 2019 ha pubblicato, dopo vari racconti, il suo romanzo d’esordio “Esse di seta”. Nel 2020 è uscito il secondo romanzo dal titolo “Tre ritratti”. Ha firmato alcuni documentari, tra cui “P.I.S.Q.” (2006) e “Magna Istria” (2010), e ha tradotto i primi due romanzi di Isabel Suppé, “Una notte troppo bella per morire” e “Viaggi con Ronzinante”. Due suoi racconti sono apparsi recentemente sul blog feministyou.net. Il suo ultimo documentario è “Fertilia istriana” (2021).

RECENSIONE

Il libro si apre con una scena tranquilla e spensierata nel periodo natalizio in cui le due anziane zie di Emilia si incontrano. Le due donne iniziano a parlare di una notizia letta sul giornale e sono preoccupate per la nipote che lavorando nel mondo del cinema potrebbe subire delle ripercussioni.

Quella di Emilia è, insieme a quella di Marcoantonio, la storia che mi ha colpito di più. Nonostante le esperienze, il tempo perso, le difficoltà e la forza dimostrata, lei deciderà per il suo bene di abbandonare quella vita che tanto sperava di assaporare. Ha deciso di non sottostare alle dinamiche di “do ut des” date per scontate in vari settori dello spettacolo e di cambiare scenario. 

I personaggi

I personaggi non sono tantissimi e per tale motivo risulta facile focalizzarli tutti e capire ogni aspetto del loro carattere e di quello che vogliono trasmettere al lettore. Nella prima parte del testo quindi conosciamo Felicita e Vanessa, quando sono ormai anziane e, grazie anche ai diari ritrovati, il loro fratello Marcantonio.

Vanessa è sempre stata una ragazzina stramba, prepotente e passiva, pronta a scansare ogni fatica sugli altri. E da grande?

Vanessa pensava che sposando un medico avrebbe potuto permettersi una cameriera e un cuoco, il resto lo avrebbe fatto fare a lui. Lo shopping era l’unica occupazione che la rendesse attiva. Le piaceva frugare, misurare, confrontare, e più di tutto, pagare.

Felicita invece era la più grande ed ebbe la sensazione che al suo posto i suoi genitori avrebbero voluto un maschio. Forse da qui uscì il suo caratterino poco dolce: era sempre scorbutica e maleducata. Un carattere così forte che a scuola le affibbiarono il nomignolo di “arpia” e il fratello la interpellava spesso per i suoi problemi. La sua determinazione la portò a laurearsi in matematica e a differenza della sorella non ebbe paura di sporcarsi le mani lavorando.

Marcantonio era invece intelligente e sensibile. Durante l’adolescenza non dava a vederlo e cercava di camuffare ciò che era e che provava: le apparenze erano importanti. Così egli ci fa imbattere in uno dei primi temi sociali che si rinvengono nella storia: l’omosessualità. Marcantonio, nonostante sia consapevole del suo amore per Piergiorgio, resta vittima della società e si adatta.

“Mai si veda, meglio che fròsciu” sua madre non smetteva di ripetere.

Emilia in cerca di successo in campo cinematografico invece inizia a lavorare, ad alcuni documentari. Questa vita non è facile come sembra tra studio, recitazione, viaggi, trasferimenti e ritorni nella sua terra. Dopo diversi sacrifici si apre uno spiraglio per lavorare nel cinema, grazie a conoscenze ambigue e pericolose. Emilia è una ragazza semplice che, nonostante tutto, continua imperturbata a condurre la propria vita, senza lasciarsi inghiottire da vizi e strade buie. Emilia resta a galla e non si lascia affondare dai giri loschi. Scelte, queste, che non tutti hanno la forza di prendere.

Eros, altro componente che, a differenza di Emilia e Cristina, vuole essere risucchiato in tutto e per tutto da quel mondo, ma non ha la forza di Emila. La sua ossessione lo porterà a non apprezzare ciò che ottiene e, nella speranza di ricevere la “telefonata” della svolta, si lascerà “morire” nella solitudine totale.

STRUTTURA

La struttura di questo testo non è lineare, si leggeranno pezzi di storie che andranno avanti e indietro nel tempo per ricostruire la storia centrale. Dunque preparati a salti temporali e flashback per scoprire ogni particolare di questa storia!

Ho trovato originale la tecnica narrativa da parte dell’autrice di far parlare, in alcuni punti, i protagonisti attraverso delle lettere. Il lettore così riesce ad empatizzare di più con i personaggi e riesce ad entrare in sintonia con i sentimenti di chi sta scrivendo.

Interessanti e delicati sono stati i temi trattati all’interno di questo romanzo: si parla di famiglia, di omossessualità, di corruzione nell’ambito lavorativo, del rapporto con la propria terra e la lontananza dalle proprie origini.

Un altro elemento originale è senza ombra di dubbio l’uso di formule dialettali sarde, l’uso di appellativi sgradevoli o espressioni che si avvicinano molto al volgare.
Lo stile è molto pulito e ricco, infatti il lettore si delizierà con diverse descrizioni che fanno da sfondo alle vicende. Non è molto facile la comprendere del dipanarsi delle storie raccontate, ci sono degli stacchi e a volte mi è capitato di dover ritornare indietro per capire meglio, ma nulla di insormontabile. Il ritmo narrativo è variabile: all’inizio sembra lento per poi accelerare con l’ingresso nel testo di Emilia, dove le vicende vengono rese a mio avviso troppo dinamiche. Credo che proprio questo sia un punto debole di questo romanzo. Secondo la trama il fulcro doveva incentrarsi sulla vicenda di Emilia e tutto il resto essere di contorno, ma questo contorno ha preso un bel pò di spazio sorvolando su alcuni aspetti della vita di Emilia che sono rimasti in sordina.

La scrittura è attenta, stratificata e sottolinea un linguaggio forte e duro in alcuni punti mentre in altri è schietta e veritiera.

Riflessioni finali

Non posso non far presente che in questo romanzo si è voluto porre l’attenzione anche su una figura particolare come quella dello “Zemi“. Ho ricercato con grande curiosità questo bambolotto per scoprirne di più. Molto interessante anche il mito di “Amara Lionza” in Venezuela.

Voglio sottolineare che la lettura è anche questo: scoprire nuove cose e informarsi su diverse usanze e rituali ampliando così il proprio bagaglio culturale. Per tale motivo ringrazio ancora una volta l’autrice!

Una lettura non adatta ad un pubblico ampio, ma lo consiglio ad un pubblico adulto che predilige testi che abbiano un certo spessore e che trattano argomenti introspettivi.

Un testo che potrebbe disturbare qualcuno per la presenza di parole forti o parolacce.

Buona lettura e a presto!