Le campane di San Pietroburgo
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Pubblicato: 18/01/2021

Un intreccio sorprendente di storia e fantasia sullo sfondo della Russia di Lenin, Stalin e della fierezza imperiale dei Romanov.

GENERE: Fantasy storico

FORMATO: Ebook (2,99) – Cartaceo (12,90)
RELEASE DATE: 18.01.2021
DISPONIBILE SU AMAZON E IN TUTTE LE LIBRERIE

Il libro è uno, le storie sono due. Due i protagonisti assoluti: Viktor e Gavril. Le campane di San Pietroburgo è un romanzo breve che mescola alla perfezione storia e fantasia. Ma altro grande protagonista del romanzo è il tempo, che promette e non dà, poi restituisce, infine si piega magicamente all’amore e all’affetto, concedendo quell’attimo, solo uno, fugace, di serenità. L’intreccio ben studiato da parte dell’autrice concede al lettore la possibilità di affacciarsi su uno scorcio veritiero di storia, quella che tutti conosciamo e abbiamo studiato più o meno bene sui banchi di scuola, sviluppando tuttavia un what if interessantissimo con l’entrata in scena di Anastasia Romanov.
Due personaggi, Viktor e Gavril, segnati dalla solitudine non per scelta. Il primo abbandonato dalla famiglia e da un padre crudele; il secondo vittima della ferocia di Lenin. Insieme riusciranno a coesistere, dandosi in un certo modo affetto a vicenda, sopperendo l’uno alle mancanze nella vita dell’altro. Viktor è il figlio che Gavril ha perso, Gavril il padre che il ragazzo non ha mai avuto. sullo sfondo della Russia di Lenin, Stalin e della fierezza imperiale dei Romanov. Il destino della Russia sarà sconvolto,
ribaltato, nuovamente segnato dal sangue.

Si parte dalla Russia, ma si finisce in Messico. Ma ogni tassello trova la sua delicata posizione in questo fantasy, storicamente ricco di dettagli: ogni cosa ha il suo posto nella storia, ogni avvenimento è studiato e incastrato nella narrazione per contribuire allo scorrere fluido della trama.

TRAMA

Viktor è solo un bambino quando riceve in dono dal fratello Ivan un diario, a suo dire, capace di realizzare tutto quello che vi viene scritto: è così che esprime il desiderio di diventare Zar. Ma la sua vita, nel pieno della prima grande guerra, è destinata a essere stravolta: viene venduto dal padre a uno strano uomo di nome Gavril, segnato dalla perdita di moglie e figli. Di loro gli resta solo un orologio fermo, che all’improvviso riprende a ticchettare con l’arrivo di Viktor. Quando Palazzo d’Inverno viene attaccato, però, tutto sembra perduto ancora una volta. Anni dopo, Viktor incontrerà Anastasia Romanov, e insieme a lei, dopo essere diventato Zar, riconquisterà la città fino all’avvento di Stalin. Ma ecco che, quando le campane di San Pietroburgo risuoneranno, il diario rivelerà ancora una volta la sua magia. E cosa ne sarà di Gavril, legato a quell’orologio che segna il tempo in bilico tra la vita e la morte?

L’AUTRICE

Jessica Marchionne è nata a Sezze nel 1991. È laureata in ‘Editoria e scrittura’ e ha continuato a frequentare corsi e tirocini anche dopo gli studi nella speranza di trasformare la sua passione in lavoro.
Legge da sempre qualsiasi genere anche se predilige il fantasy e lo storico. Ha un blog ‘Luce sui libri’ dove recensisce libri di autori emergenti e dispensa ogni tanto qualche consiglio. Ama i videogiochi, gli animali e pensa che l’autunno sia la stagione che meglio le si addice. Le campane di San Pietroburgo edito da Words Edizioni è il suo romanzo d’esordio.

ESTRATTI

«Nel nostro Paese, specialmente adesso, non sempre le cose vanno come vogliamo. Semmai un giorno ti sentissi triste, invece di guardare solo fuori dalla finestra, potrai redigere la tua storia. Questo diario però accetta solo racconti belli, e se non scriverai niente di brutto, anche la realtà non sarà tale» disse.
«Davvero?» domandai, guardando il diario sempre più meravigliato.
«Ha anche un altro pregio: puoi immaginare il tuo futuro e confidarlo alle sue pagine. Se lo scriverai come lo desideri, allora si realizzerà.»
«Se scrivo che diventerò Zar, quindi, succederà?» chiesi eccitato.
«Se lo vuoi, sì. Il diario poi farà il suo lavoro. Comincia con la storia di adesso, sono sicuro sarà magnifica. E ricorda, Viktor, cos’è che il diario vuole?»
«Solo racconti belli» risposi con un sorriso.

«Quando dici che non c’è più, vuoi intendere che è morto?»
«No, o almeno non credo…» risposi incerto.
«E allora non dire che non c’è più. C’è e lo devi trovare.»
«Ma come?»
«Tornando nel passato, come ti ho detto.»
«Rozovij, è imposs…»
«Non lo è» mi interruppe. «Niente lo è. Se lo fosse, io non sarei riuscito a portare delle rose nell’inverno di Pietrogrado.»
«Non profumano» dissi. Era vero. La rosa che mi aveva dato non appassiva, ma non profumava.
«Quello che serve adesso è solo un po’ di colore, non il profumo, capisci perché te l’ho voluta dare? Bastava solo il colore, era quello che serviva a te, quando ti ho visto la prima volta.» Rimasi allibito.
«Così non è una vera rosa però, no?» chiesi poi, titubante.
«Ma se lo vuoi, lo sarà.»
«Se è il colore che vuoi portare perché adesso le vuoi prendere bianche?»
«Tra poco il colore dominante sarà il rosso. Colorerà anche la neve. Dovrò riportare il bianco.»