madre
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Pubblicato: 2019
Numero pagine: 200
A dieci anni, il figlio di Teresa crede che sua madre sia andata per qualche giorno in campeggio quando, nell’estate del 1994, lei lascia improvvisamente la loro casa di Città del Messico. Rimasto con la sorella maggiore e un padre assente, trascorre le sue giornate a giocare da solo e a cimentarsi compulsivamente con le figure perfette degli origami. Ma la madre non torna, e lui, come un piccolo detective, si mette a cercare gli…

La linea madre è il secondo libro di Daniel Saldaña París, l’autore messicano che è riconosciuto prima come poeta che come romanziere. Nato nel 1984, ha solo un anno in più di me, ma la sua fama in Città del Messico, lo ha già reso un personaggio di talento. All’estero è ancora poco conosciuto, ma avrà sicuramente modo di far riconoscere le sue doti.

Per fortuna in Italia l’editore Chiarelettere ha deciso di catapultarci in questa sua storia di finzione che sembra davvero reale (dato che non si riesce a staccare gli occhi dalle pagine).

 

Questo libro non è una caramella zuccherosa, ma è una storia triste che chiunque sa riconoscere già dalle prime frasi. Si può percepire la nota amara soprattutto da chi ha vissuto il trauma dell’abbandono o da chi ha attraversato un’infanzia con pochi affetti e in solitudine.

 

Nel 1994, tutto era carico di senso, e la mia confusione tra il fronte e il retro era l’evidente confusione di un bambino che cercava di fare gli origami e falliva ripetutamente.

 

Da un libro di questo calibro ci si aspetterebbero sottolineature e massime illuminanti segnate a bordo pagina. Ma non è così! Con queste pagine si ci addentra in un flusso di pensieri molto fitto. Si vola verso luoghi e vicende storiche lontane e ci ritroviamo in un periodo storicamente particolare, ovvero la rivoluzione zapatista.

La linea madre parla di Teresa e del suo destino, che dovrebbe essere quello di badare alle faccende domestiche e all’educazione dei figli. Lo ricorda bene, il protagonista, che di punto in bianco si ritrova senza madre a dover affrontare il mondo e diverse indagini alla scoperta della verità. Teresa abbandona tutti in nome del cambiamento e dei suoi ideali. Il perno centrale della famiglia si sgancia dal suo ruolo e capovolge tutto.

 

Pensai che il silenzio si sarebbe prolungato fino al ritorno di mia madre, se mai fosse ritornata dal campeggio, con la sua borsa gigante sulla spalla e regali estemporanei per tutti, con nuovi libri di origami che mi avrebbero rivelato, una volta e per sempre, lo schivo segreto della simmetria.

 

Vengono evidenziati due gruppi, due mondi diversi:

  1. quello delle donne, di cui conosciamo i nomi. Troviamo Teresa che decide di cambiare il suo destino, e Mariana  che è la figlia maggiore che cerca di evadere dalla realtà come meglio può.
  2. quello degli uomini, esseri spersonalizzati e privi di nomi. Troviamo in questo gruppo, il padre, dipinto come debole e dedito solo al lavoro e alle partite di calcio in tv. Incluso in questa categoria vi è anche il protagonista stesso, prima persona narrante, che contribuisce, anche lui, ai mali della società.

Più di vent’anni dopo, il fatto che mi stupisce di più in quella catena di decisioni azzardate che presi a soli dieci anni è di non aver considerato, nemmeno per un solo istante, la possibilità di chiedere a mio padre o a mia sorella cosa cazzo stava succedendo.

 

La linea madre ha deciso di adottare un Linguaggio spesso molto forte e crudo in alcuni punti della narrazione. Probabilmente questo serve a sottolineare ancora una volta la fragilità del narratore e la sofferenza che c’è tutto intorno.

Lo consiglio a chi non è in un brutto periodo della sua vita e può affrontare una lettura un pochettino triste, che tratta temi come l’ abbandono, i rimorsi, i  dubbi e l’incertezze della vita.