Una storia di riscatto, dignità e d’amore, ambientata tra Inghilterra e Scozia nel 1818. 

FORMATO: Ebook (2,99 – 0,99 nel giorno d’uscita) – Cartaceo (15,90)

TRAMA

Inghilterra, 1818
Quando lady Freya Howard arriva a Charlton Park, ha l’animo e il cuore a pezzi: suo padre, il Conte di Norfolk, ha perso ai dadi l’intero patrimonio, lasciando figlia e moglie sole e nella più completa disperazione. Lusso e balli sono ormai solo un lontano ricordo, così come il fidanzamento con l’amato James, e alla giovane si prospetta un futuro da sguattera. Freya è però una donna intelligente e intraprendente, determinata a riconquistare da sola il proprio posto nella società. La sua tenacia cattura anche l’attenzione di lord Suffolk, padrone di casa vedovo e affascinante, e durante un viaggio in Scozia tra i due sboccia un sentimento difficile da tenere a bada. Ma proprio in Scozia torna a farsi vivo il passato di Freya, rischiando di mandare in frantumi quel barlume di felicità a fatica ritrovato. All’epoca della Reggenza, fra il lusso dei grandi palazzi e la brughiera foderata d’erica, scopriamo un mondo celato e distante dai ricchi salotti, dove amore, passione e desiderio di riscatto si mescolano in un
turbinio di pioggia scozzese.

Estratto

Il generale osservò l’intera sala, poi mio padre e alla fine posò lo sguardo su di me. In quel momento,
anche gli altri uomini si accorsero della mia presenza. Rimasi imperturbabile e in silenzio, lo sguardo
fisso sulla nuca di Charles Howard, Conte di Norfolk.
«La mano di lady Freya, o la sua dote» rispose Cavendish, con lo stesso tono che avrebbe usato per
ordinare un bicchiere di vino al cameriere.
Rimasi impietrita; avrei voluto intervenire, ma non ci riuscii. Avevo perso la voce e l’uso delle gambe,
come quando sogni di scappare da un inseguimento, ma ti rendi conto di non essere abbastanza
veloce.
Anche mio padre rimase di stucco. Ero certa sarebbe scoppiato a ridere: non mi avrebbe mai
scambiata per un cavallo.
«La sua dote» disse infine con voce nervosa.
Le mie gambe divennero molli all’improvviso e dovetti appoggiarmi alla parete per non crollare a
terra. Non potevo credere che lo stesse facendo sul serio. Avrei voluto ancora una volta intromettermi,
ma lord Cavendish non me ne diede il tempo. Non poteva certo lasciarsi sfuggire un’occasione simile.
La mia mano o la mia dote non faceva differenza: nel primo caso, sarei stata sua; nel secondo, non
avrei potuto essere di nessun altro.

L’AUTRICE

Classe 1991, una laurea in letteratura inglese, una in giornalismo e due anni vissuti in Irlanda, Giulia De Martin oggi ha trovato la sua occupazione nel mondo del digitale, ma non ha abbandonato la sua passione per i classici e la loro bellezza. Vive fra le Dolomiti con un pallanuotista e due gatti, Loki e
Thor, alternando web e carta stampata, lavorando come modella viaggiando per l’Europa. Il romanzo storico è per Giulia il mezzo per trattare temi attuali e riflessioni profonde conferendo al tutto un’anima
romantica. I suoi personaggi, donne forti e determinate che combattono per mantenere la loro posizione e felicità, rispecchiano le giovani di oggi, sognatrici e pragmatiche, che bevono la vita in un sorso solo assaporandone ogni goccia.

«Dalla prima volta che ti ho vista, mi sei entrata dentro, Freya. Sono arrivato persino a spiarti,
mentre citavi il Giulio Cesare ai maiali.»
Scoppiammo a ridere all’unisono.
Ero colpita e un po’ in imbarazzo, considerando l’inusuale passatempo.
«Non capivo se fossi totalmente pazza, o immensamente speciale» proseguì, senza perdere il sorriso.
«Quando ti ho scoperto a leggere quel libro in biblioteca, eri piccola e indifesa come un passero, ma con
lo sguardo fiero di un’aquila. In quell’istante, non ho avuto più dubbi.»