E la morte passò con la nuda falce a produrre tanti vuoti nelle nostre già sparute schiere di sopravvissuti. (Mario Giannone)

 

La commemorazione di tutti i defunti, comunemente detta “giorno dei morti”, è una ricorrenza della Chiesa latina celebrata il 2 novembre di ogni anno, il giorno successivo alla solennità di Tutti i Santi.

Il colore liturgico di questa commemorazione è il nero, che nella forma ordinaria del rito romano può essere sostituito con il violaceo, il colore della penitenza utilizzato, anche nei funerali.

Ma come tutti sappiamo la vita e la morte sono collegati da un sottilissimo filo indissolubile.

Ma cos’è la vita?

La vita pare sia fatta da tanti piccoli momenti vissuti e la materia di cui è fatta la vita è il tempo che fugge. Il suo sangue è la nostalgia di un sempre che non ci appartiene, ma nel quale ci misuriamo ogni volta.

Se il tempo non fuggisse e il sempre prendesse il posto della fine, la vita non avrebbe nessun significato.

La morte è spaventosa, ma ancor più spaventosa sarebbe la coscienza di vivere in eterno e di non poter morire mai. (Anton Cechov)

La comunità scientifica non concorda ancora su una definizione di vita universalmente accettata, concordano però sul fatto che ogni essere vivente ha un proprio ciclo vitale durante il quale si adatta all’ambiente mediante un processo di evoluzione.

Pare che per vivere bisogni dimenticare di dover morire, anche se il senso stesso della vita è marcato dalla sua limitatezza. Viviamo per paura di morire!

Come reggere alla molteplicità dei mali che la morte porta agli uomini? Nel vaso di pandora che ha disseminato tutti i mali per il mondo, resta ancora la speranza, ma questa è cieca, come se non vedesse la fine, è follia!

Per un credente potrebbe sembrare più facile. Però neanche per chi crede, che il presente sia un passaggio verso la vita eterna, la morte risulta un passaggio meno straziante.

Ma che cos’è la morte?

In ambito biologico, la morte (dal latino mors) può essere definita in negativo, come la permanente cessazione di tutte le funzioni vitali dell’essere vivente, ovvero dell’organismo vivente: quindi la fine della vita.

La morte però non può essere definita se non in relazione alla definizione di vita, anch’essa relativamente ambigua.

La morte è anche una figura mitologica molto popolare, presente in modo più o meno diverso in moltissime culture.

L’iconografia occidentale definisce la morte come un sinistro mietitore: uno scheletro vestito con un saio nero, che impugna una falce.

Come tale, è ritratta anche in una carta dei tarocchi e appare sovente in letteratura e nelle arti figurative.

Altra curiosità interessante è che esiste un piccolo comune di montagna in Francia che si chiama proprio “La Morte” che conta solo 158 abitanti ed è situato nel dipartimento dell’Isère nella regione dell’Alvernia-Rodano-Alpi.

La morte e le diverse tappe:

Alla morte inoltre si pensa in modo differente a seconda delle diverse tappe dell’esistenza:

  1. Da bambini: la morte non viene percepita come un pericolo. Probabilmente guidati dall’ingenuità dell’età non si fa caso a quello che succede. Per esempio capita spesso che bambini uccidano insetti o animali, anche solo per sbaglio, e non danno peso all’accaduto e lo dimenticano facilmente dopo pochi minuti.
  2. Da adolescenti: la morte prende una nota differente e viene accostata all’idea del misterioso e del romanticismo. Luoghi interessanti si rivelano così quelli dove ci sono rovine, quelli silenziosi e lucubri, oppure quelli appartati, al buio o in prossimità di cimiteri. Gli adolescenti si rivelano così più folli che spensierati, e non si accorgono di cosa possono perdere.
  3. Da anziani la morte prende un aspetto tutto diverso. Con la morta l’individuo anziano si misura. Si rende conto della forza che ha avuto nella sua vita, le sue debolezze, la frustrazione di tutta una vita che volge al termine.

Tutti vengono colti impreparati davanti alla morte a prescindere dall’età.

Un’ altra storia è la morte dei genitori. Questa ti si avvinghia addosso. Non ha nulla a che vedere con le altre perdite. Questa è una perdita più grande, è una perdita di te. Anche se non lo diciamo è la sola morte prevista

La perdita di un figlio invece è quella meno prevedibile. È un lutto che non si riesce ad elaborare e che non lo si farà mai fino in fondo, perché non si supera mai definitivamente.

Quando si cerca di superare un lutto inoltre accade una cosa strana, sicuramente sarà successo a tutti: i nostri cari restano fissati all’età in cui se ne sono andati. Nei nostri pensieri e soprattutto nei sogni i nostri cari non invecchiano, al massimo siamo noi a ritornare bambini.

 

Esiste un unico Dio e il suo nome è Morte. E c’è soltanto un’unica cosa che puoi dire alla morte: “non oggi.” (Il Trono di Spade)

 

LA FESTA DEI MORTI NEL MONDO

Nella tradizione cristiana cattolica il 2 novembre corrisponde alla celebrazione dei morti che viene svolta attraverso delle messe in onore dei defunti, attraverso la visita e la pulizia delle tombe dei propri cari. Tale commemorazione però molti la festeggiano il primo novembre creando solo confusione con la festa di Tutti i Santi.

LE DIA DE LOS MUERTOS (MESSICO)

Come in Europa, il giorno di Tutti i Santi è il primo novembre, mentre il giorno dei morti viene celebrato il 2 novembre. Le persone usano portare delle offerte di cibo, di alcool, di caramelle e di musica nei cimiteri. Tale festa ha una certa notorietà nel mondo per i suoi atteggiamenti rispetto alla morte.

CHUSEOK (COREA)

La commemorazione dei defunti viene fatta cadere il giorno della festa dei raccolti, celebrata il 13 settembre. In tale giorno le famiglie ritornano sulla terra dei loro antenati e celebrano una messa in loro onore. Questa è una delle feste tradizionali più importanti della Corea insieme al Capodanno.

QING MING (CINA)

Diversamente dall’Europa la commemorazione dei defunti viene celebrata all’inizio del mese di aprile. Questa è una festa nazionale consacrata alla pulizia delle tombe e il termine Qing Ming può essere tradotto nella nostra lingua con “purezza e luce”. In passato tale festività durava molti più giorni e venivano svolti molti rituali e attività a tema. In Cina inoltre viene festeggiata in maniera separata la festa dei fantasmi. Essa è celebrata il quindicesimo giorno del settimo mese lunare ed è consacrato agli spiriti orfani e selvaggi. Vengono offerti a tali spiriti dei pasti e delle cerimonie per liberarli dalle sofferenze terrene.

 

Fonti:

    1. La vita breve di Filippo Gentiloni e Rossana Rossanda
    2. wikipedia.org